Sabato di fine luglio. Cena al mare. Siamo tanti, 10 uomini e 10 donne. Divisione classica dei tavoli. Uomini da una parte, donne dall’altra. Età media 50 anni. Passano i primi 10 minuti, tempo di dar modo ai camerieri di portare acqua e vino si marcano le differenze. Al nostro tavolo si chiacchiera mentre al tavolo di fronte arrivano con frequenza non paragonabile alla nostra portate di qualsiasi cosa, bottiglie una dietro l’altra. Dopo poco i camerieri si dimenticano di noi per dar retta a un gruppo di maschi che non riesce a placare le richieste. A un certo punto, mentre noi abbiamo quasi finito di cenare, passano contemporaneamente portate di primi e fritti misti… Noi abbiamo lasciato da parte lo sguardo attonito e, come le mamme con i bambini, chiediamo ai nostri accompagnatori di abbassare almeno il tono della voce. I ‘ragazzi’ urlano proprio, è partita la barzelletta selvaggia tra l’imbarazzo degli altri avventori. Per fortuna ci hanno sistemato in due tavoli all’aperto, ma il nostro disagio è comunque evidente. L’amica seduta alla mia sinistra, con sguardo un po’ sconsolato (siamo solo all’inizio della stagione, come dire, bisogna armarsi di pazienza…) mi dice: ‘Vedi Chiara, io lo so perché le mamme hanno un atteggiamento protettivo con i figli maschi’. ‘Ah sì – replico – vuoi illuminare anche me?’. ‘Ma li vedi? Una mamma lo sa che un maschio da solo non ce la può fare…’