Rivoluzioni violate è il nuovo libro di Giuliana Sgrena, giornalista, scrittrice e politica impegnata nell’informazione sia politica sia sui temi della ‘questione femminile’. Sì perché si dice così. Soprattutto in alcuni Paesi che lei conosce bene, quelli arabi e di religione mussulmana. Ci parla di questo libro Daniela Rimicci, la redattrice di Persone&Conoscenze che ha partecipato alla presentazione.

sgrenaEcco, le donne non sono una ‘questione’. Sono esseri umani, ed è un’ovvietà. Eppure ci sono ancora studi sul ‘gender gap’ e dibattiamo di gender diversity a eventi e conferenze. Allora tanto ovvietà non è? Ci sono esseri umani che valgono di più e altri di meno? Il rapporto annuale World Economic Forum sul Gender Gap 2014 valuta la disparità delle condizioni uomo-donna e delinea una classifica dei Paesi in cui nascere donna si rivela più o meno svantaggioso da un punto di vista sociale o economico. L’Italia è al 69mo posto su 142 stati, ultima tra le nazioni europee. La Francia è 16ma, nel 2013 era al 45ma, posizione probabilmente guadagnata anche grazie a un Ministero dedicato alle pari opportunità e al progetto di legge sull’uguaglianza. Tra i primi 10 Paesi della lista troviamo Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Nicaragua, Ruanda, Irlanda, Filippine, Belgio.Prendo spunto da questo dato che vede anche Paesi ‘inaspettati’ per raccontare un intervento della Sgrena a cui ho partecipato. Nel tour di presentazione del suo libro, edito da Il Saggiatore (2014), Giuliana Sgrena approda anche al Circolo Arci di Lecco il 29 novembre. A pochi passi da casa mia: non si può non andare e non si può non scriverne. In prima battuta l’autrice racconta qual è lo scenario che indaga ormai da molti anni: Tunisia, Egitto, Turchia, Iran, Iraq… Paesi che vivono situazioni politico-economiche complesse. Politico-economico-religiose, per dirla tutta. Sono difficili da comprendere. Forse perché in quanto italiani facciamo già fatica a capire la nostra di situazione. Politiche fondate sull’economia e la ricchezza di alcuni che si nascondono dietro la ‘carta’, come l’ha definita la Sgrena, della religione mussulmana. Tralasciando ora la cronaca politica, la Sgrena racconta fatti di importanza storica: è sempre più grande il fermento di ribellione ed esplode nelle piazze e nelle università. Giovani e donne sono i protagonisti: rivoluzioni laiche, le chiama la scrittrice. I giovani e le donne hanno dato vita ad associazioni e gruppi perché, finalmente, hanno deciso di ‘non starci più’. Di ribellarsi alla repressione della loro libertà, di pensiero, di parola, di azione. Alla loro libertà di vita. Sì perché le donne non hanno voce in capitolo in alcuni Paesi. Sono subordinate agli uomini e alla legge coranica che recita proprio così, parlando di subordinazione. Le donne ai funerali di figli, madri, amici e parenti, possono andare. Ma solo il giorno dopo. Il giorno stesso ci vanno solo gli uomini. Una cosa, per noi occidentali, banale che in Tunisia e in Egitto, invece, era un tabu. Tabu sgretolato grazie al coraggio di una donna, ‘potente’ perché moglie di un ministro, che ha alzato la voce… Ma nel ‘nostro’ Occidente siamo sicuri che sia ‘diversa’, la ‘condizione’ femminile, solo perché non è usanza portare il velo? La Sgrena racconta dei fatti interessanti di donne entrate in politica nei loro Paesi grazie a governi laici che hanno scelto di avere metà deputati uomini e metà deputati donne molto prima che in Italia le donne entrassero nei palazzi del potere. Nonostante non ritengo, personalmente, che entrare nelle stanze del potere, pubblico o privato, sia il vero potere. Un paradosso? No. Dove c’è sete e fame di libertà, reale, non lo è per niente. Perché allora rivoluzioni ‘violate’? Violate perché nei nuovi insediamenti governativi, laico-democratici, ancora sopravvivono cellule dei vecchi regimi filo islamici. Alcuni legati fortemente ai talebani. E l’Hijab – il velo – deve continuare a coprirle, le donne. Perché il Corano dice che vanno protette. Mentre gli esponenti politici che vanno ‘sedate’. Perché le donne sono pericolose. Certo che lo sono. Perché queste donne fanno la rivoluzione e andranno molto lontano. Senza bisogno di armi per farlo. Di mezzo, poi, c’è un altro dettaglio che il mondo ricorda solo quando arriva un’Ansa e se ne parla nei TG. La guerra. Una guerra, mai finita, sostenuta dall’America per scopi evidenti di alta finanza petrolifera. Una guerra che sta ottenendo l’effetto opposto a quanto dichiarato: liberare territori dai regimi e instaurare la democrazia. Che non fosse la verità? Le donne ‘in rivoluzione’ intervistate dalla Sgrena dichiarano di votare ‘il male minore’: preferiscono i delinquenti ‘di casa loro’, anche con esponenti delle vecchie dittature, piuttosto che delinquenti stranieri, eserciti che tentano di manovrare la politica e l’economia locale.

“La rivoluzione è femmina, ed è appena cominciata”, scrive la Sgrena nel suo libro.

Il video della presentazione a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=mVllKsKPt_g

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