Mai stati così fragili. Siamo vittime di una dilagante cultura dell’instabilità e di un sistema che la alimenta.C’è una sottocultura che cerca di convincerci del fatto che non possiamo fare nulla da soli e abbiamo bisogno di guide per qualsiasi cosa, dall’organizzazione della vita familiare alla gestione degli eventi importanti della vita (nessuno si azzarderebbe più a organizzare un matrimonio senza un wedding planner, salvo poi contattare a stretto giro un divorce manager…). Siamo talmente impegnati a farci aiutare per qualsiasi cosa che quasi dimentichiamo il senso stesso delle cose. E questo alimenta un’enorme ansia, tanto che produttori di ansiolitici e antidepressivi non sono mai stati meglio. Corriamo in modo talmente frenetico che poi dobbiamo precipitarci a fare yoga per rilassarci ma quando ci siamo ben rilassati non sappiamo cosa farcene di tanta (momentanea) tranquillità che cerchiamo subito dopo qualche altro motivo di stress. Basta dimenticare a casa il cellulare per cadere in un baratro di incertezza. Non sapremmo più nemmeno telefonare a nostra madre, tanto abbiamo disimparato a memorizzare le cose essenziali… L’onda del lamento che tutto travolge non risparmia nulla, nemmeno naturalmente la tanto vituperata questione femminile. Mai le donne sono state umiliate, uccise, sottostimate, sottopagate come in questo periodo. Urge un cambio di passo. Tutto vero, urgente alimentare una cultura che sostenga la donna, la famiglia, la conciliazione. Non a caso nella vignetta pubblicata ieri dal settimanale IoDonna del Corriere della Sera si ritrae l’unico soggetto che non può beneficiare della festa del lavoro, la donna, appunto, perché i pannolini si cambiano anche il primo maggio… Ma mi piace anche pensare che si può leggere questo contesto anche con altri occhi. Mi aiutano in questa analisi Lia Celi e Andrea Santangelo che hanno appena pubblicato l’esilarante ‘Mai stati meglio’, un saggio che ci aiuta a rileggere il presente confrontandolo con gli eventi della storia. E che porta gli autori a dire che il nostro presente non è un film dell’orrore, ma un momento entusiasmante. La storiografia pullula di femminicidi per adulterio, tanto per dire. Qualche terribile caso della nostra cronaca presente ci dimostra che qualcuno non si è accorto di avere scavallato il 21mo secolo e pensa di poter disporre a piacimento di un corpo altrui e per questo sì, non sottovalutare il tema è importante. Ma se cercassimo di guardarci e guardare con più obiettività alle nostre vite ne ricaveremmo un quadro meno sfiduciato di quello che ci propagano giornali e tv. Smetterla di passare le giornate fissando lo schermo del nostro smartphone e guardarsi intorno potrebbe già essere una buona cura. Per dire, ho visitato con i miei figli la mostra di Vermeer e, al di là della meraviglia dei dipinti, mi ha meravigliato anche la folla di ragazzi, bambini, famiglie in coda in una giornata di sole per lasciarsi incantare dal volto della ragazza con l’orecchino di perla. Di tanti ragazzi che si lasciano catturare da uno sguardo dovremmo avere più fiducia. Qualche bamboccione, come li hanno definiti, ci sarà, ma ce ne sono anche tanti, tantissimi pieni di entusiasmo. Come diceva Gabriel Garcìa Marquez, dietro la realtà, ce n’è un’altra messa in luce da un’intuizione poetica. Dietro una realtà che ci appare incerta e fragile, ce n’è sempre un’altra. Sta a noi catturarla.