Parliamo del tempo. Di quello che non c’è. Delle ore che ci mancano per tenere tutto insieme come vorremmo.Il Corriere della Sera ha calcolato che noi donne avremmo bisogno di tre ore in più. La 27ma ora da qualche anno è un punto di riferimento, un porto sicuro dove far approdare riflessioni sul nostro essere mamme (un lavoro a tempo pieno), lavoratrici mamme (un doppio lavoro a tempo indeterminato, non c’è che dire), lavoratrici mamme mogli (un’impresa titanica, io ho gettato la spugna subito…). Si ritorna sempre li. All’affanno che circonda come una morsa le mamme che accompagnano i figli a scuola la mattina, poi tornano a scuola per la recita, poi scoprono che la scuola chiude prima perché c’è sciopero e prendono atto con sgomento che la scuola non riaprirà proprio. I seggi elettorali cascano come mannaie sulle teste delle malcapitate che non sanno dove piazzare i ragazzini visto che i nonni abitano lontanissimo e la tata, se c’è lo sciopero, con quali mezzi arriva, col missile? Ecco dunque le nostre metropoli affollate di mamme che corrono a recuperare i figli, poi corrono a parlare con le maestre (mamme, rassegnatevi, la faccenda andrà avanti per molti, molti anni, la strada per arrivare alla fine del liceo è un percorso a ostacoli, non è detto si arrivi sane di mente alla meta…), poi accompagnano i pargoli dal dentista e mentre aspettano ordinano online il regalo per la suocera. Anche se è ex, vale. Un esercito di mamme che arriva a sera esausto, una Caporetto estesa oltre i confini della metropoli che culmina con lo svuotamento della lavatrice e il riempimento della lavapiatti. Un mese così e cosa succede? Succede che tutto quello che questo esercito silenzioso ha guadagnato viene girato a un esercito di baby sitter. Un giro conto che non si ferma mai, bisognerà arrivare verso la fine del liceo per allentare la presa. Ecco perché le mamme che possono permetterselo smettono di lavorare. Ma di questo abbiamo già parlato a lungo. Il punto è un altro. Il punto è che ora che un po’ di anni sono passati e mi posso concedere il lusso di guardare indietro con uno sguardo un po’ scanzonato, vi dico che io mi sono proprio divertita, i miei figli mi hanno divertita. Certo, se le cose funzionassero meglio vivremmo tutti più sereni. È chiaro che quasi tutti i figli dei nostri governanti frequentano scuole private che non chiudono i battenti all’improvviso, non scioperano e non ti buttano il ragazzino in mezzo alla strada quando scatta l’ora X. Ma, a parte che forse ora qualcosa sta cambiando, io vi dico che fare i salti mortali per occuparmi dei miei figli mi è sempre piaciuto. Ricordo le corse per tornare dal lavoro e mettere a bollire l’acqua per la pasta. Se avessi avuto più tempo sarei potuta andare in palestra, raggiungere gli amici per l’aperitivo, andare dal parrucchiere. Parto dal fondo. Al parrucchiere non ho mai rinunciato, quello che ti sistema la testa in mezz’ora (di fuori almeno) si trova ovunque, gli aperitivi con gli amici li riscopro ora che i miei figli si fan la pasta da soli e, quanto alla palestra, ringrazio il cielo di aver avuto un sacco di cose da fare perché sono pigra. Credo dovremmo smetterla di affrontare questi temi in modo così terribilmente serio. Ci vorrebbe un po’ di quella ‘leggendaria sprezzatura’ di Gianni Agnelli, quella capacità di essere seri nelle cose leggere e lievi nelle cose gravi. ‘La situazione è grave, ha detto Alberto Arbasino, siate leggeri’. Un monito che dovremmo tenere a mente. È meraviglioso avere dei figli e riempie la vita occuparsene. Saremmo più felici se abitassimo in un gelido paesino nordico dove all’ora X passa lo scuolabus che ci porta i figli in una scuola che non sciopera mai? Suvvia ragazze… un po’ di leggerezza!